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A che punto è il vostro progetto e quali sono gli obiettivi per il futuro?

1) Posizionamento Chi siamo Un team di professioniste dell’orientamento e dell’organizzazione aziendale che lavorano sull’incontro tra benessere, lavoro e gestione consapevole dell’energia, non in chiave sanitaria, ma in chiave culturale e organizzativa. Per chi lavoriamo Persone che convivono con una malattia cronica e desiderano trovare un nuovo equilibrio vita/lavoro. Aziende che vogliono creare ambienti di lavoro più inclusivi, flessibili e sostenibili, capaci di accogliere la diversità di bisogni di lavoratori e lavoratrici. Che cosa facciamo Offriamo un percorso integrato che aiuta persone e organizzazioni a: esplorare il tema della malattia cronica senza tabù, comprendere limiti, bisogni e risorse, attivare cambiamenti concreti nella gestione del lavoro, costruire nuove pratiche organizzative sostenibili. Non proponiamo supporto medico, ma strumenti di orientamento, ascolto, consapevolezza e progettazione organizzativa. Perché siamo diversi Mettiamo insieme dimensione individuale e organizzativa, evitando sia l’eccesso di “wellness di facciata” sia l’approccio solo normativo/HR. Offriamo micro-azioni settimanali, pratiche e misurabili, che generano cambiamento reale. Lavoriamo sulla cultura del lavoro, non solo sulle procedure. Creiamo spazi sicuri dove parlare di malattia, energia, limiti e possibilità in modo autentico. Integrando ascolto e strumenti, aiutiamo le aziende a superare il modello “uno vale uno” e costruire un lavoro più umano, intelligente e sostenibile. I nostri obiettivi per il futuro si muovono su tre direzioni fondamentali: Ampliare l’accesso al percorso Vogliamo portare questo progetto a un numero crescente di aziende e lavoratori, creando comunità di pratica che possano sostenersi e ispirarsi reciprocamente. Rendere visibili i risultati attraverso metriche chiare Stiamo sviluppando un modello di valutazione che misuri non solo indicatori organizzativi (turnover, assenteismo, engagement), ma anche il benessere percepito, la qualità delle relazioni e la capacità delle persone di gestire la propria energia nel lungo periodo. Contribuire a un cambiamento culturale più ampio Il nostro obiettivo finale è aiutare le aziende a superare la logica del “uno vale uno”, favorendo politiche e pratiche che riconoscano la complessità delle vite reali. Vogliamo che parlare di malattia cronica al lavoro non sia più un tabù, ma un tema legittimo, rispettato e gestito con competenza.

Quando e come nasce l'idea?

L’idea di “Il lavoro che cura – Un nuovo equilibrio è possibile” nasce dall’incontro tra due esperienze: da un lato, anni di lavoro nell’orientamento e nella consulenza organizzativa; dall’altro, il confronto continuo con persone che convivono con una malattia cronica e che cercano di mantenere un posto nel mondo del lavoro senza sacrificare la propria salute. Nasce da una mancanza. Nel nostro lavoro abbiamo visto aziende parlare sempre più spesso di benessere, ma raramente occuparsi della complessità reale delle persone. Abbiamo incontrato lavoratori e lavoratrici che vivevano diagnosi importanti in silenzio, per paura di essere stigmatizzati o di perdere opportunità. Nasce da una domanda ricorrente: “È possibile lavorare bene e vivere bene anche quando la salute non è lineare?” Questa domanda è diventata il punto di partenza di una ricerca: ascoltare, osservare, comprendere come la malattia cronica impatta sulle possibilità, sull’energia, sulle relazioni, sulla carriera. Ed è in questo spazio di ascolto che abbiamo capito una cosa fondamentale: non servivano soluzioni mediche, serviva un nuovo modo di progettare il lavoro. Nasce quindi da una convinzione condivisa: che il lavoro, se pensato in modo più umano e flessibile, possa diventare non un ostacolo, ma uno spazio di cura — un luogo dove le persone possano stare, esprimersi e contribuire anche nei momenti più fragili. Il progetto prende forma nel momento in cui decidiamo di unire le nostre competenze di orientamento, organizzazione e facilitazione per creare un percorso che: dia voce a chi spesso non si sente rappresentato; offra strumenti concreti, non solo discorsi sul “benessere”; supporti le aziende nel passaggio dalla teoria alla pratica; costruisca un modello culturale nuovo, più intelligente e più umano.

Qual è la caratteristica che vi distingue dai competitor e che potrà essere la chiave del vostro successo?

La nostra unicità sta nell’integrazione concreta tra dimensione individuale e dimensione organizzativa: non lavoriamo solo sulle persone né solo sui processi aziendali, ma costruiamo ponti reali tra i due livelli. Questa è la nostra leva distintiva, quella che i competitor in genere non riescono a coprire allo stesso modo. 🎯 Perché è così importante? Perché la malattia cronica non è un tema solo personale (come spesso viene trattato), né solo aziendale (come quando viene ridotto a policy o adempimenti). È un fenomeno relazionale e organizzativo, che richiede strumenti, linguaggi e interventi che tengano insieme entrambi i piani. La nostra vera differenza: un metodo che genera cambiamenti misurabili, non solo consapevolezza Molti competitor lavorano su: benessere “soft” (workshop, mindfulness, sensibilizzazione), norme o policy HR (D&I, equità, flessibilità), supporto psicologico o coaching individuale. Il nostro approccio invece si basa su tre elementi che, insieme, nessuno oggi propone: 1) Micro-azioni settimanali ad alto impatto (metodologia proprietaria) Piccoli passi, pratici e validati, che trasformano davvero i comportamenti e i processi. Non solo “parlare di benessere”, ma agire il cambiamento nel quotidiano. 2) Lavoro sulla cultura organizzativa Facciamo emergere ciò che normalmente resta invisibile: norme implicite, aspettative irrealistiche, tabù sulla malattia, meccanismi di esclusione. Il nostro valore è lì: rendiamo visibile ciò che l’organizzazione non vede, e sappiamo come trasformarlo. 3) Un modello integrato che sostiene contemporaneamente persone e aziende Non offriamo “percorsi individuali” separati da “consulenza aziendale”. Il cambiamento funziona solo quando entrambi i livelli si rinforzano a vicenda. Questo è ciò che i competitor non fanno — o fanno solo in parte. La chiave del successo La chiave del nostro successo sarà questa combinazione unica: Ascolto profondo + strumenti concreti + cambiamento misurabile. Il nostro valore non è solo empatico o valoriale: è strategico, perché porta benefici tangibili a persone e organizzazioni. migliora la sostenibilità del lavoro riduce turnover e presenteismo aumenta fiducia, trasparenza e performance crea una cultura inclusiva che attrae e trattiene talento In un contesto in cui il “benessere” è spesso solo un claim, noi portiamo un modello pratico, realistico e trasformativo, capace di incidere sulla quotidianità lavorativa, non solo sul mindset.

Fare startup significa anche affrontare sfide di varie entità nel proprio percorso: qual è stato il momento più "challenging" e qual è la lezione più importante che avete imparato?

Il momento più “challenging” è stato sicuramente riconoscere che il nostro progetto non poteva nascere dentro i confini tradizionali della consulenza. Avevamo intuito un bisogno profondo — quello delle persone con malattia cronica di trovare un equilibrio sostenibile tra salute e lavoro — ma ci siamo rese conto che il mercato non aveva ancora un linguaggio, né una categoria, né un modello di riferimento per ciò che stavamo proponendo. È stato difficile perché significava procedere “fuori sentiero”, senza benchmark chiari, senza un modello da replicare, senza una strada già tracciata. E allo stesso tempo significava legittimare un tema che nel lavoro è spesso invisibile o considerato tabù. Il vero turning point è arrivato quando abbiamo iniziato a parlare con le persone e con le aziende, senza filtri: abbiamo ascoltato storie, paure, bisogni, e lì abbiamo capito che il problema era reale, diffuso e urgente. Quel momento — l’ascolto coraggioso e non protetto — è stato impegnativo, ma decisivo. La lezione più grande che abbiamo imparato è che non puoi creare innovazione se non sei disposto a stare nel vuoto: quello in cui nessuno sa ancora dare un nome a ciò che stai costruendo. Abbiamo imparato che: l’unico modo per validare un’idea è metterla in relazione con chi la vivrà; non bisogna aspettare la perfezione prima di partire, ma avere il coraggio di testare, sbagliare, aggiustare; le startup non crescono “convincendo” il mercato, ma co-costruendo valore con le persone e con le organizzazioni. E forse la lezione più preziosa è questa: quando lavori su un tema che tocca la vita delle persone, la crescita non è solo un obiettivo di business: è una responsabilità.
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