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A che punto è il vostro progetto e quali sono gli obiettivi per il futuro?

ImpattoZero ha già sviluppato un ecosistema agricolo funzionante basato su acquaponica brevettata, AI, IoT e Farming on Demand. Abbiamo validato sul campo produzione, qualità, efficienza operativa e modelli di coltivazione personalizzata. Il progetto integra agricoltura rigenerativa, nutrizione funzionale, epigenetica e tecnologie data-driven per produrre alimenti ad alta densità nutrizionale, tracciabili e sostenibili. I prossimi obiettivi sono scalare il primo impianto industriale, integrare la piattaforma digitale Longevity Coach, avviare partnership con cliniche, wellness center, chef e investitori, e portare il modello Farming on Demand sul mercato nazionale e internazionale.

Quando e come nasce l'idea?

L’idea di ImpattoZero – Longevity as Lifestyle nasce nel 2015 dall’esperienza del fondatore Davide Balbi nei settori energia, tecnologia e sostenibilità. Dopo un percorso personale legato alla salute, nasce la convinzione che la prevenzione debba partire dal cibo quotidiano. Da qui l’intuizione: creare un sistema agricolo capace di produrre alimenti più puliti, nutrienti e personalizzati, trasformando l’agricoltura in una piattaforma per salute, longevità e sostenibilità. Negli anni il progetto si è evoluto integrando acquaponica, sensori, AI, epigenetica e neuroscienze applicate al cambiamento delle abitudini alimentari.

Qual è la caratteristica che vi distingue dai competitor e che potrà essere la chiave del vostro successo?

La nostra unicità è l’integrazione tra agricoltura deeptech, nutrizione personalizzata e longevità. Non produciamo solo cibo sostenibile: coltiviamo alimenti su richiesta, ad alta densità nutrizionale, tracciabili e adattabili ai bisogni di persone, chef, nutrizionisti, cliniche e wellness center. Il modello Farming on Demand unisce acquaponica brevettata, AI, IoT, biosensori, blockchain, epigenetica e coaching comportamentale. Questa convergenza crea una nuova categoria: il cibo come strumento quotidiano di prevenzione, benessere e longevità attiva.

Fare startup significa anche affrontare sfide di varie entità nel proprio percorso: qual è stato il momento più "challenging" e qual è la lezione più importante che avete imparato?

Il momento più sfidante è stato trasformare una visione molto avanzata — unire agricoltura, salute, tecnologia e longevità — in un modello concreto, comprensibile e validabile sul mercato. Abbiamo dovuto affrontare complessità tecniche, industriali, finanziarie e culturali, dimostrando che il cibo può essere progettato non solo per nutrire, ma per migliorare la qualità della vita. La lezione più importante è che l’innovazione reale richiede resilienza, dati, alleanze e capacità di semplificare: una tecnologia rivoluzionaria funziona solo se diventa accessibile, utile e desiderabile per le persone.
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